Sei un lavoratore atipico?

Stabilizziamo i tuoi diritti e tutele

Lavoro Atipico a Progetto

Tra le categorie che la Felsa rappresenta e tutela vi è quella dei collaboratori a progetto. Il contratto a progetto ha sostituito, non nella Pubblica amministrazione, il contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Il contratto a progetto ha subito diverse modifiche e integrazioni, a seguito delle riforme del lavoro intervenute in questi ultimi anni. Introdotto formalmente con il decreto attuativo della riforma Biagi (decreto legislativo 276 del 2003, è stato concretamente modificato anche dalla legge 92 del 2012 (riforma Monti/ Fornero).

Un problema che il contratto a progetto ha in comune con tutte le altre forme del lavoro atipico, resta soprattutto quello del suo uso distorto. Quell’uso cioè che mira ad utilizzare il contratto di collaborazione come mezzo per aggirare vincoli e costi del contratto di lavoro subordinato. E’ bene ricordare, infatti, che l’obbligo della subordinazione (tipico appunto del lavoro subordinato) e il contratto a progetto non sono compatibili. Un corretto utilizzo di questa forma di lavoro impone, quindi, che un collaboratore sia e resti tale, mantenendo vincoli legati al progetto da portare a termine, ma mantenendo allo stesso tempo, l’autonomia propria di un collaboratore, anche in termini di orari e di svolgimento della prestazione di lavoro fuori da una coordinazione organica con i dipendenti a tempo indeterminato di un’azienda, ad esempio in termini di ferie.

Un’inserimento organico di un collaboratore rappresenta, per l’ordinamento, un fattore “spia” di un rapporto di lavoro subordinato “mascherato” da collaborazione.
 

Lavoro Atipico a Partita IVA

Quando si fa riferimento al contratto di lavoro con partita iva, si intende riferirsi a quel tipo di prestazione di lavoro che riguarda particolari categorie di lavoratori, aventi per loro natura uno spiccato carattere di autonomia, vale a dire, ad esempio, liberi professionisti o consulenti.

Stante la regolamentazione dettagliata di questo tipo di prestazione lavorativa all’interno della legge Biagi, per l’inquadramento di queste professionalità si fa riferimento anche al codice civile che disciplina la prestazione d’opera agli articoli 2222 e seguenti. In particolare, proprio il primo di questi articoli dispone che: “Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questo capo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV”.

Diritti e Tutele

 

LA DISOCCUPAZIONE DEI LAVORATORI PARASUBORDINATI


Per gli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1/1/2015 al 31/12/2015 è operativa la nuova indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi.

    1.    A chi spetta? 


La nuova indennità è riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto iscritti in via esclusiva alla gestione separata non pensionati e privi di Partita Iva   

2.    Quali sono i requisiti per accedervi?

          Stato di disoccupazione al momento della domanda;
          Possesso di almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dal 1 gennaio 2014 al giorno in cui 
si verifica la cessazione del rapporto di lavoro;
          Possesso di almeno un mese di contribuzione oppure un rapporto di collaborazione di durata pari ad 
almeno 1 mese e che abbia dato luogo ad un reddito almeno pari alla metà dell’importo che dà diritto all’accredito di 1 mese nell’anno solare in cui si verifica la cessazione del rapporto

3.  Qual è l’importo?

L’indennità è rapportata al 75% del reddito imponibile dichiarato ai fini dei versamenti alla Gestione Separata, nell’anno in cui si è verificata la cessazione del rapporto di lavoro e nell’anno solare precedente, con le seguenti precisazioni:
          Se il reddito medio non supera i 1195€ mensili, l’indennità mensile è pari al 75%di tale reddito
          Se supera i 1195€ mensili, l’indennità mensile è pari al 75 di tale reddito + il 25%della differenza fra 
reddito medio e 1195€ 
L’indennità mensile non potrà essere superiore ad € 1300,00€ viene ridotta del 3 % per ogni mese di fruizione a partire dal quinto 
Per i peridi di fruizione della DIS COLL non sono riconosciuti contributi figurativi

4. La durata?

La DIS COLL è erogata mensilmente per un numero di mesi pari alla metà di quelli di contribuzione che risultano accreditati dal 1/1/2014 al giorno di cessazione del lavoro. La durata massima non potrà comunque essere superiore a 6 mesi

5. Domanda


La domanda va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro a pena di decadenza. L’erogazione è subordinata alla permanenza dello stato di disoccupazione e alla regolare partecipazione alle iniziative di formazione e riqualificazione professionale proposti dai servizi competenti.

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Il 31 dicembre 2014 si è conclusa “la fase transitoria” dei controlli sulla monocommittenza previste dalla Legge Fornero, diventando dal 2015 pienamente applicabili LE REGOLE DELLA LEGGE 92/2012 per il contrasto delle Partite Iva.

La legge 92/2012 dispone che si può richiedere la subordinazione se, in caso di collaborazione con partita iva, si realizzino almeno due delle tre condizioni che andiamo ad elencare:
Collaborazione con lo stesso committente con durata COMPLESSIVA superiore a 8 mesi l’anno per due anni consecutivi.( circolare 32/2012)
Il corrispettivo complessivo, derivante dalla collaborazione, anche se imputabile a più soggetti, riconducibili allo stesso centro d’imputazione, costituisce più dell’80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti nell’arco dei due anni solari consecutivi, quindi 80 % annuale.
Il collaboratore dispone di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.
Non sono invece riconducibili ad un lavoro di natura subordinata, anche se in regime di monocommittenza collaborazioni a partita iva di lavoratore che  possegga competenze teoriche ovvero particolari capacità tecniche pratiche, o percepisca un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile

Per saperne di più rivolgiti alla sede Felsa più vicina a te!

La Riforma Monti Fornero

La recente riforma Monti/Fornero ha riformulato in parte gli articoli 62 63 e 69 del già citato decreto legislativo 276 del 2003, che ha introdotto il contratto a progetto, stabilendo, in particolare una presunzione di sussistenza del rapporto di lavoro subordinato in presenza di terminati elementi:

  • collaborazione con vincoli di subordinazione
  • mancanza di autonomia nella prestazione del collaboratore

La nuova legislazione ha stabilito come la mancanza del “progetto” nel contratto trasformi immediatamente il rapporto di lavoro da collaborazione a rapporto a tempo indeterminato. Il progetto non deve essere una copia dell’oggetto sociale dell’azienda. La prestazione deve essere giustificata da un’attività specifica del prestatore e deve essere indicato nel contratto il risultato finale della collaborazione. La riforma ha modificato le maglie della legge rispetto all’utilizzo di collaborazioni per attività nelle quali è prevista l’iscrizione ad un albo. La retribuzione viene ancorata ai minimi salarialiprevisti dai contratti collettivi ma tenendo di qualità e qualità della prestazione.

A livello di contribuzione è prevista la parificazione delle aliquote con il lavoro subordinato, in maniera graduale, ad iniziare dal 2013 fino al 2018.

L’atipicità del contratto di collaborazione, quindi, nelle intenzioni della riforma, viene ad essere scalfita, per andare verso un progressivo avvicinamento, anche contributivo, delle forme di lavoro, così da scoraggiarne l’uso distorto.

Le norme attualmente in vigore riconfermano e rafforzano l’importo del ruolo sindacale all’interno del sostegno e delle tutele per i collaboratori, sia da un punto di vista salariale, sia da un punto di vista contributivo.

Rivolgiti alla sede Felsa più vicina a te per saperne di più!
 

Diritti e Tutele - Lavoro Atipico a PArtita IVA

Il rapporto di lavoro a partita iva è connesso con l’inserimento del lavoratore all’interno del sistema della cosiddetta Gestione Separata Inps fatta salva l’appartenenza del lavoratore stesso ad Ordini e Albi a natura professionale.

L’apertura della partita iva è connessa con l’Agenzia delle Entrate e comporta anche la necessità di un rapporto a natura assicurativa attraverso Inail A livello contabile è possibile optare per il regime ordinario oppure adire al cosiddetto “regime dei minimi”, a seconda dei livelli di fatturato raggiunti.

Il rapporto instaurato con Inps, attraverso il rapporto di lavoro a partita iva, consente l’accesso ad un serie di agevolazioni, che vanno dai ricoveri ospedalieri, assegni familiari, maternità. Il tema del rapporto di lavoro a partita iva è stato collegato, anche nel recente dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, è stato più volte accompagnato dalla necessità di evitarne l’uso distorto, cioè quello che mira a mascherare un rapporto di lavoro subordinato con una partita iva.

A dicembre 2012 gli interventi legislativi hanno ridisegnato le regole di riferimento. La riforma Monti/Fornero ha stabilito alcuni paletti presuntivi, dai quali desumere la regolarità di una partita iva.

Tra questi troviamo:

  • una durata superiore agli 8 mesi annui per due anni solari consecutivi;
  • la riconducibilità ad un soggetto o centro di imputazione di interessi di un corrispettivo superiore all’80% del reddito prodotto dal professionista
  • in due anni solari consecutivi (monocommittenza sostanziale) una postazione
  • di lavoro presso una delle sedi del committente.

Quando scattano le sanzioni di trasformazione? Nel testo della legge si evince che “se il rapporto di lavoro presenta almeno due dei tre presupposti previsti, si ritiene sussistere una collaborazione coordinata e continuativa che, in assenza di un progetto specifico, si trasformerebbe in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”.
Quelli che abbiamo individuato non sono gli unici elementi da tenere presenti per esaminare la bontà, o meno, di un rapporto di lavoro con partita iva. Sempre l’ultima riforma del mercato del lavoro intervenuta, prevede che per escludere tali criteri presuntivi e quindi per considerare come genuina la collaborazione a partita IVA sia necessario un compenso minimo di 18 mila euro lordi annui per il 2012, elevate competenze professionali del collaboratore o la sua iscrizione ad un Albo o ordine professionale. In presenza di tali presupposti la collaborazione viene considerata realmente autonoma, impedendo quindi che scatti la trasformazione del contratto.

La disciplina dei nuovi criteri presuntivi si applica ai rapporti sorti successivamente all'entrata in vigore della riforma stessa, a far data dal 18 luglio 2012, mentre per quelli sorti in precedenza e attualmente in corso è previsto un’efficacia differita di un anno. Anche a questa forma d’impiego si applicano gli incrementi contributivi previsti dalle nuove norme sulla collaborazione a progetto.

Normativa di riferimento - Lavoro Atipico a Progetto

- Decreto legislativo 276 del 2003 (riforma Biagi) dall’articolo 62 al 69
- Sentenza Corte Costituzionale 27.3.2003, numero 89 (sull’applicazione della normativa delle collaborazioni alla Pubblica amministrazioni)
- Legge 92/2012 (riforma Monti/Fornero) con relativa circolare applicativa numero 29 dell’11 dicembre 2012

 

Normativa di riferimento - Lavoro Atipico a Partita IVA

- Codice civile: articolo 2222 e seguenti
- Decreto legislativo 276 del 2003 (riforma Biagi)
- L. 28 giugno 2012, n. 92 (riforma Monti/Fornero)
- Circolare esplicativa n.32 del 27 dicembre 2012