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Come funziona la previdenza complementare
22 giugno 2023
La previdenza complementare ha lo scopo di integrare la previdenza di base obbligatoria, identificata anche come primo pilastro del sistema pensionistico italiano. È rappresentata dai fondi pensione di cui è possibile beneficiare a conclusione della attività lavorativa. Eccome come funziona.

Cosa si intende per previdenza complementare? 

Disciplinata dal decreto legislativo n. 252/2005, la previdenza complementare rappresenta una forma pensionistica che concorre ad assicurare una ulteriore tutela previdenziale in aggiunta a quella obbligatoria. È, in sostanza, il secondo pilastro del sistema pensionistico. Da una parte Inps o casse professionali, dall’altra i fondi complementari. 

L’adesione è facoltativa, dal momento che non sostituisce le gestioni previdenziali per pensioni pubbliche e private che, al contrario, sono obbligatorie. Raccoglie il risparmio previdenziale del lavoratore. Ingloba le quote che vengono investite da quest’ultimo per disporre di una pensione aggiuntiva, a condizione che siano maturati almeno 5 anni di partecipazione alla forma pensionistica complementare di riferimento. 

La previdenza complementare ha registrato una sensibile affermazione a partire dagli Anni ‘90 a fronte anche di un impoverimento degli interventi previdenziali statali

Sono quattro le tipologie di fondi che costituiscono la previdenza complementare. 

  • Fondi pensione chiusi, conosciuti anche come fondi pensione negoziali. Sono forme pensionistiche complementari che vengono istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, all’interno della contrattazione collettiva nazionale, di settore o aziendale. 
  • Fondi pensione aperti. Sono forme complementari istituite invece da banche, imprese di assicurazioni, società di gestione del risparmio e di intermediazione mobiliare
  • Piani pensionistici individuali. Sono contratti di assicurazione sulla vita con una finalità previdenziale. Fornisce all’utente iscritto gli stessi diritti e prerogative analoghe alle forme pensionistiche complementari. 
  • Fondi di pensione preesistenti. Indicano i fondi pensione che esistevano già al 15 novembre 1992, prima che venisse adottato il decreto legislativo n. 124/1993 che ha istituito la previdenza complementare. 

Chi può aderire a forme di previdenza complementare? 

I destinatari della previdenza complementare sono: 

  • i lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico
  • i lavoratori autonomi e i liberi professionisti
  • i lavoratori con un’altra tipologia di contratto, come ad esempio quelli occasionali;
  • i lavoratori in somministrazione, come stabilito dall’art. 10 del Ccnl che fa riferimento al fondo complementare Fon.Te;
  • i soci lavoratori e i lavoratori dipendenti di società cooperative di produzione e lavoro; 
  • chi svolge lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari

È importante ribadire che l’adesione è una libera scelta, specie per quei lavoratori dipendenti nei settori in cui gli accordi collettivi o aziendali hanno istituito un fondo pensione negoziale

Anche lavoratori autonomi e liberi professionisti possono comunque essere coinvolti dagli accordi sindacali e delle associazioni di categoria per aderire ad un fondo di pensione integrativa. 

L’adesione collettiva, d’altra parte, permette la corresponsione del contributo del datore di lavoro, oltre che del contributo individuale e del TFR maturando. 


Quali sono i vantaggi della previdenza complementare? 

Considerare l’iscrizione a forme di previdenza integrativa è particolarmente consigliato. Una pensione complementare, che va ad aggiungersi a quella maturata con i contributi versati all’Inps, permette anzitutto di avere una risorsa in più da cui attingere

Inoltre, se da una parte le prospettive pensionistiche preoccupano i lavori dipendenti, dall’altra intimoriscono ancora di più soprattutto i liberi professionisti e i lavoratori autonomi. In un contesto precario e a fronte di un sistema che fatica a sostenere gli standard precedenti, la previdenza complementare rappresenta un solido punto d’appoggio

Non è quindi un caso che i fondi complementari prevedano la possibilità di scegliere l’importo dei versamenti che possono essere modificati o temporaneamente interrotti nel corso del tempo, a seconda degli introiti derivanti dall’attività professionale. 

Il fondo pensionistico permette, attraverso regole apposite, un’opzione di riscatto anticipato in caso di necessità ed urgenza. 


Perché aderire anche alla previdenza complementare? 

La previdenza complementare è dunque uno strumento flessibile e in linea con le esigenze attuali. Non solo: è a tutti gli effetti un’operazione di risparmio al quale l’ordinamento riconosce alcune agevolazioni fiscali che riguardano: 

  • versamento dei contributi; 
  • rendimenti generati; 
  • prestazioni offerte. 

Al momento dell’erogazione, la pensione integrativa è soggetta ad una ritenuta a titolo d’imposta con un’aliquota pari al 15%. Una percentuale più bassa rispetto a quella IRPEF che per i redditi più bassi parte dal 23%. 

L’aliquota diminuisce dello 0,30% ogni anno se la partecipazione al sistema di previdenza complementare è superiore a 15 anni, raggiungendo un’aliquota minima del 9%

I rendimenti della gestione finanziaria sono tassati invece con un’aliquota massima del 20%. Anche in questo caso si tratta di una percentuale inferiore rispetto alla maggior parte delle forme di risparmio finanziario, per le quali l’aliquota prevista è del 26%. 

Quanto ai contributi versati, sono deducibili fino al limite di 5.164,57 euro all’anno. La pensione complementare tra l’altro è reversibile al coniuge o agli eredi indicati dal beneficiario. Il capitale può venire riscattato in un’unica soluzione dagli eredi designati.