Valore Sport: un universo da conoscere, regolamentare e tutelare
16 giugno 2020

Dello sport si parla sempre in maniera marginale o per dare notizia di eventi che, nel bene o nel male, non sono comunque totalmente rappresentativi di una galassia ben più ampia e complessa e di cui finanche le statistiche non sono talvolta di facile reperibilità. A riguardo, dai dati più recenti elaborati dal CONI emerge che sono oltre 1 milione gli operatori impiegati nello sport, di cui solo 117.000 circa quelli cui è riconosciuta la qualifica di lavoratore; di questi circa 40.000 sono coperti dal CCNL dello sport sottoscritto da Slc-Cgil, Fisascat-Cisl e Uilcom-Uil con ASC Confcommercio. Da ciò ne consegue che la quota largamente maggioritaria di addetti è oggi priva di una regolamentazione in grado di dare risposte adeguate alle tante professionalità coinvolte nei diversi ambiti dello sport che – è bene ricordalo – oltre alle sei Federazioni sportive professionistiche (calcio, motociclismo, ciclismo, pugilato, golf e pallacanestro) comprende numerose altre Federazioni, Associazioni, Società sportive o Enti di promozione sportiva dove prevale la logica dell’attività sportiva intesa come puro dilettantismo o volontariato.

A ciò si aggiunga che l’emergenza occupazionale e le connesse esigenze di tutela e di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, che inevitabilmente sono state acuite dalla diffusione del Covid-19 nel nostro Paese, hanno riportato alla luce le diverse lacune che questo mondo presenta e che rischiano di moltiplicarsi in assenza di una riforma complessiva del settore da più soggetti auspicata da anni, ma che stenta a vedere la luce.

Come Felsa Cisl, insieme alle altre categorie di rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori atipici/no standard di Cgil e Uil, durante il picco della pandemia ci siamo adoperati – per quanto di nostra competenza – per sollecitare il Governo ad adottare, anche a favore dei collaboratori sportivi, misure di sostegno al reddito in un fase di totale blocco delle attività sportive. Iniziativa che ha portato al riconoscimento nell’ambito del Decreto “Cura Italia” del bonus di 600 euro che, ad oggi, ha coperto una platea di 83.333 lavoratori, a fronte delle 131.077 persone che si sono iscritte sulla piattaforma di Sport e Salute SpA alla data del 30 aprile scorso. Un intervento che non possiamo di certo considerare esaustivo ma che, comunque, è un segnale di quel cambio di rotta invocato a più livelli. Soprattutto, le nuove risorse appostate dal Governo dovranno andare a soddisfare le domande finora escluse.

Pensiamo infatti che siano maturi i tempi per accelerare quel processo di cambiamento che come Organizzazione sindacale siamo ormai certi essere la questione più pressante, emersa anche dai numerosi incontri con lavoratori e realtà associative dello sport. Continueremo ad ascoltare e farci carico di queste istanze perchè non vogliamo eludere il confronto, forti del nostro ruolo di negoziatori che, anzi, vogliamo esercitare avendo chiaro che la ricerca di risposte per la galassia dello sport deve avere un approccio a 360 gradi e riguardare più ambiti: giuridico-legislativo, contrattuale, previdenziale, assicurativo e formativo, attesa la funzione sociale, educativa e sanitaria dello sport a tutti i livelli.

Come prima cosa occorre, a nostro avviso, ridefinire le professioni e le professionalità presenti nello sport dilettantistico, partendo dalla constatazione che la mera distinzione tra professionismo e dilettantismo non è più oggi sufficiente a delimitare i confini del variegato universo sportivo che negli anni ha cambiato pelle e organizzazione. Pensiamo che su questo specifico aspetto sia di primaria importanza proseguire l’interlocuzione avviata in queste settimane con il Ministero dello Sport, presso il quale auspichiamo di attivare un tavolo di confronto stabile, prendendo spunto anche dagli input contenuti nella legge n. 86/2019 che, sebbene limitata temporalmente, pensiamo offra spunti importanti di riflessione a partire dal fatto che assegna delega al Governo per il riordino e la riforma degli enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonchè del rapporto di lavoro sportivo.

Una questione molto spinosa è certamente costituita dalla vicenda previdenziale, assistenziale e assicurativa dei collaboratori sportivi, per i quali non esiste un Fondo ad hoc ed ai quali è preclusa anche l’iscrizione alla Gestione Separata Inps, fondo cui sono per legge tenuti ad iscriversi e versare contributi proprio tutti gli altri collaboratori coordinati e continuativi. In altri termini, alla categoria dei collaboratori sportivi è negato l’accesso ad istituti che dovrebbero essere universali quando si lavora, come la malattia, l’infortunio, la maternità per le tante addette donne dello sport (il che ci ricorda anche taluni gap di genere che pure vanno colmati in questo mondo), nonchè la possibilità di accedere ad una pensione futura dignitosa.

Questa condizione chiama in causa proprio il tema della dignità del lavoro su cui crediamo ci si debba confrontare prevedendo, nel merito, un intervento legislativo volto a riconoscere anche ai collaboratori dello sport tutela previdenziale, assicurativa e assistenziale di tipo pubblico, magari anche sostenuto da un sistema di tutele di tipo mutualistico/bilaterale da realizzarsi, a nostro avviso, con meccanismi di gradualità tali da salvaguardare la tenuta dell’intero sistema in conseguenza dell’aumento del costo del lavoro. In questo processo potrebbe trovare spazio anche una verifica dell’attuale sistema di imposizione fiscale.

Sul piano della contrattazione collettiva siamo disponibili come Felsa Cisl a dare il nostro contributo di esperienza più che ventennale nell’ambito delle collaborazioni coordinate e continuative per arrivare alla definizione di un Accordo Quadro Nazionale dei collaboratori e dei lavoratori autonomi dello sport in grado di regolamentare le diverse tipologie professionali in base alle mansioni svolte e agli ambiti ricoperti. In questo senso siamo già al lavoro, insieme a diverse strutture territoriali e comparti della Felsa, per l‘elaborazione di proposte e idee concrete e percorribili, per una vertenza che certamente non si presenta semplice ma che è ormai ineludibile per riuscire a costruire risultati veri per persone fino ad oggi poste ai margini del mercato del lavoro. Noi siamo pronti!